Ieri serata solo donne. Non era un addio al nubilato, ma più un'occasione per noi "girls" dell'ufficio, di passare un po' di tempo insieme, per un drink, mangiare e poi ballare un po', lasciarsi andare ridendo ed un po' giocando ...ma soprattutto riscoprire la solidarietà e l'allegria di una serata tra donne, un'occasione per un viaggio nella memoria, condividendo i momenti importanti a volte tanto imbarazzanti che le girls della mia generazione hanno dovuto affrontare a volte impreparate: il primo ciclo e con esso l'imbarazzo, il dolore che lo accompagnava e per alcune di noi lo shock del non comprendere affatto l'avvenimento, l'attesa ansiosa del primo bacio leggendo su "Dolly" le storie inquietanti e a tratti fantascientifiche di altre ragazzine come te, i primi appuntamenti al buio per accompagnare le amiche ai loro primi appuntamenti con il suo primo spasimante e poi le prime trousse con colori improbabili che miscelavi tutti sulla tua faccia trasformandola in una tavolozza da pittore matto, la scoperta colpevole del nostro corpo, la battaglia disperata con i primi tampax, anzi all'epoca gli "o.b.", aggeggi sconosciuti che nonostante le istruzioni e disegni non era mai sicura di come indossare e con un timore segreto per la tua verginità, e poi le leggende sul sesso, di come si poteva rimanere incinta quasi solo guardandosi, e poi l'eccitazione e l'ansia di incontrare "Lui - il tuo principe azzurro" seguita spesso dalla delusioni di una telefonata che non arrivava, la delusione profonda di incontri che sembravano nascondere un futuro che si rivelavano poi semplici "One Night Stand"... Che delizia ridere di noi stesse, di come eravamo, poter guardare a quegli eventi che allora ci sembravano così immensi, tanto più grandi di noi e dificili per scoprire che non solo siamo sopravvissute, ma che sono diventate memorie preziose che i conserviamo con cura e con affetto in un angolo della nostra mente.
Se perdo te cosa farò io non so più restare sola. Ti cercherò e piangerò come un bambino che ha paura. Mi hai insegnato a volerti bene, hai voluto la mia vita ecco ti appartiene... (Se perdo te - Patty Pravo)
La paura di perdere chi amiamo ci fa scoprire più intensamente quell'amore che spesso maltrattiamo e diamo per scontato.
La paura di perdere quella persona speciale che con calma e pazienza ci ha insegnato l'amore, la fiducia, che ci ha insegnato giorno dopo giorno a lasciarci andare e ad appoggiarci a lui senza rete di protezione dal dolore che la sua perdita ci potrebbe provocare, a volte ci rende ciechi, irresponsabili ed incapaci di godere di quei momenti speciali che si vivono solo una volta nella vita.
Un piccolo passo alla volta e sei fuori dal buco.
Ti guardi indietro e scopri che svanisce via e davanti a te alla fine vedi solo sabbia bagnata del lungomare tranquilla una sera di pace di ferragosto. L'incubo è finito, almeno sembra, spazzato via sottilmente dall'aria fresca della sera, lavato via delle onde placide di questo mare. L'aria, in questa sera strana ed immobile, sembra voler celebrare l'infinito della vita: l'azzurro intenso del mare, il bianco delle poche nuvole sopsese in cielo, le strisce rosate del sole che è tramontato da poco, il vento che soffia leggero tra gli alti fili d'erba, il viola ed il giallo dei fiori selvatici sparsi qua e là, il saltuario canto dei gabbiani e degli altri uccelli che vivono in questo piccolo paradiso, l'immagine strana della volpe solitaria e scarna che fa capolino tra le dune. In questa immobilità la tua voce sembra volersi unire alla celebrazione dando voce al canto di ringraziamento, per questo momento benedetto di grazia pura che senti nel silenzio. Ora tutto sembra lontano, incredibile da comprendere quell'incapacità di reagire, di fare questo piccolo passo che ti riporta alla realtà, che ti trascina via dal quel buco infinito e nero che per lunghi mesi sembrava impossibile da affrontare e chiudere.
Sarebbe bello poter raccogliere in una scatolina da portar
con te, l'essenza di questa sera, la musica sottile della natura che ti accoglie con amore, il profumo di pace e la luce calda di benessere che ti circonda, per attingere coraggio ed energia quando il buco improvvisamente senza preavviso si riaprirà sotto i tuoi piedi, e t'inghiottirà di nuovo nel suo buio, le sue pareti scivolose senza appigli si richiuderanno su di te nascondendo ai tuoi occhi i colori brillanti di questo cielo immenso e benevolo, impedendoti di vedere abbastanza luce da poter capire che il buco che sembra profondo e insormontabile in realtà non esiste che in te e che la luce è sempre stata li. Sarebbe una piccola scatola magica da portare come monile al collo, per tener lontano la buia notte piena di mostri che esistono solo nella tua fantasia.

Se sapessi disegnare, la rappresenterei cosi' la mia stanza:
un poltrona comoda e vecchia, di quelle che hanno ormai preso la forma del padrone, di velluto rosso profondo e caldo; un tavolino di quelli bassi e lunghi, su cui sicuramente sarebbe poggiata una tazza da te sbeccata, vittima degli anni e della mia sbadataggine, piena di penne e matite colorate, una tazza di te fumante, alla menta, quella vera, quella che cresce nell'orticello del mio piccolo giardino sul retro, una teiera fiorata, quella preferita che ora e’ sulla mia scrivania a lavoro, libri e quaderni tutti iniziati, e nessuno finito, vittime della mia incoerenza ed incostanza, un vaso di vetro trasparente con rose seccate all’ingiu’ e fiori di lavanda, e conchiglie e pietre e vetri colorati al posto dell'acqua; alle pareti scaffali pieni di libri, tutti quelli che ho letto e lasciato in giro e che sono al momento un po' qui con me ed un po' nella mia vecchia stanza nella casa dei miei genitori, immutata nonostante gli anni, e poi quelli che ho comprato e che sono in attesa di esser letti, e che dovranno fare spazio a quelli che comprero', per leggerli eùo perche' mi piacera' il loro aspetto, anche se magari so che non ne leggero' mai la storia nascosta tra le pagine; in un angolo per terra, ci saranno le scatole magiche colme di ricordi di momenti passati: fotografie, cartoline, biglietti e tacquini finiti, e poi scatole di pietre colorate – ametiste, quarzi, cristalli, giade...- e fili d’argento e pinze varie per
reare quelle piccole creazioni che ho scoperto da poco e che nascono da idee strane ed un po' folli nella mia testa, ed un cestino pieno dei gingilli elettronici del mio computer, piccolo, versione tascabile; e poi ci sara’ spazio per la musica da ascoltare e diffondere per casa, da indirizzare soprattutto verso la cucina, nascosata dietro una delle porte di questa stanza magica, una cucina che sara’ spaziosa, abbastanza, per provare tutte le ricette che trovero’ sui tanti libri di cucina che continuo a comprare; e poi ancora spazio alle pareti per piccoli poster incorniciati nel bronzo di squarci dei quadri famosi di Klimt - il bacio , le tre eta' delle donne- e Van Gogh -il cafe' de nuit -,

e magari per le fotografie piu’ belle di A., un camino che nei giorni cupi di pioggia sia rallegrato e riscaldato da una fiamma intensa, ed infine una finestra sul mondo, che se tutto fosse perfetto, mostrerebbe un mare infinito, solcato salturiamente da navi dirette a nord, su tutto regnera’ l’odore dell’incenso al Gelsomino che coprira’ tutto sotto una nuvola odorosa bianca e leggera.
Sara’ una stanza in cui trovare la pace che il mondo intorno spesso ci nega, per creare un’oasi di accettazione e rispetto dove raccogliere le energie per non lasciarci esaurire dalla meschinita’ che a volte ci circonda, un luogo dove creare qualcosa con la fantasia, con le parole, con le pietre, dove essere in compagnia delle persone che mi piacciono e con cui condivido le idee ed i valori, sara’ una stanza magica, confusa ed un po’ sovraffollata, ma splendidamente mia.
Amore mio
ho sognato di te come si sogna
della rosa e del vento...
Alda Merini - Lirica Antica
Viaggio nella memoria.... senti l'odore del gelsomino sbocciato, dell'estate esplosa intorno a te, il caldo del sole d'agosto crisallizzato in gocce bianche di sale ... quasi tutti dormono, si sente in sottofondo il vociare continuo in televisione di un vecchio film che Mamma sta guardando, Lei non dorme quasi mai, e tu come Lei non dormi, ma con un libro tra le mani sciogli via le ore lente di un pomeriggio che vorresti durasse abbastanza a lungo da arrivare alla fine della storia senza interruzioni, per continuare a lungo il viaggio nella fantasia, poi l'odore del caffe' appena fatto ti raggiunge, annunciando il risveglio lento degli altri, il rumore del ghiaccio nei bicchieri di caffe'... l'incantesimo si rompe, le ore lente del pomeriggio sono gia' passato ... non lo sapevi allora, ti sembravano momenti comuni senza gloria, a volte anche noiosi, ma oggi sono immagini dolci nella mente che ti rivelano quanto fossero felici nella loro semplicita' quei momenti di vacanza.
Vorrei che i miei sogni di Lei fossero solo cosi'... al mare, la sua passione di sempre, seduta sugli scogli a godere degli spruzzi delle onde, in cucina dove passava ore a cucinare pietanze profumate e saporite, dolci o un po' piccanti, tradizionali ed a volte esotiche. Invece spesso mi visita nei miei sogni, ma e' sempre malata, non e' la donna che ho conosciuto per la maggior parte della mia vita, ma quella che ho salutato lentamente negli utlimi anni della sua malattia. Forse la sogno di piu' in questo periodo perche' in questo momento importante della mia vita ne sento di piu' la mancanza.
Le persone che ci hanno lasciati, ci mancheranno sempre un po', coloreranno sempre di una malinconia leggera i momenti importanti e felici della nostra vita, quei momenti a cui non potranno piu' partecipare. E noi con tanti piccoli gesti cercheremo di renderle presenti, nei nostri pensieri con le nostre azioni.
Sono fragili e preziose le nostre piccole creazioni. Nascono da idee confuse, crescono nel buio di notti insonni al riparo da occhi maliziosi e pregiudiziali, vedono la luce del giorno con timidezza e timore e con trepidazione e tremore si pongono sotto lo sguardo inclemente di chi non ne conosce la fragilità e la preziosità. E così alla luce del sole perdono lentamente la loro gioia ed impazienza di vivere. Un po' come un bambino trepidante di nuove esperienze che viene rifiutato e deriso senza clemenza e con disattenzione al suo primo tentativo di condividere i suoi primi piccoli successi.

Così a volte nel nome del Bon Ton e dell'eleganza ci viene consigliato di rinunciare a piccoli desideri del cuore che ci farebbero felici, di magari rinunciare ad un bouquet di fiori di quarzo rosa ed ametiste perchè non si abbina bene all'abito. Ma alla fine cosa mai è veramente importante? Non sarebbe più giusto per noi assecondare questi piccoli desideri anche se il risultato può essere meno elegante ed un po' scombianto e sorriderne con leggerezza? Ed invece spesso rinunciamo ed accettiamo la mediocrità di un abbinamento ben riuscito ma asettico che ci permette di svanire nel grigiore dell'omogeneità.
Una ragazza al mio fianco al semaforo rosso, la guardo, indossa un paio di pantaloni elasticizzati di un orribile grigio metallo, ai piedi un paio di scarpe da ginnastica di un celeste turchese, in tono con una borsa di forma indefinita, i capelli di un improbabile color arancione, una giacca corta di lana viola... a parte le scarpe e la borsa nulla sembrava abbinato, ma il risultato nella sua esplosione di colori e forme era accattivante, folgorante nella sua unicità in una massa indistinta di persone tutte in abiti da lavoro anonimi e grigi. Mi sono scoperta spesso a pensare a quella ragazza ed anche se non era bella, provo un pizzico di invidia alla libertà ed all'allegria che mi ha ispirato, e provo un desiderio folle di comprare anche io un paio di pantaloni elasticizzati orribili color grigio metallo e camminare a testa alta disinteressandomi dei giudizi degli altri.
Scopro giorno dopo giorno che i matrimoni sono un'insieme di obblighi, tradizioni e regole che lentamente ci spogliano della libertà di assecondare piccoli desideri, e se non presti costante attenzione si possono trasformare in eventi misteriosi che non hai mai desiderato che ti causano notti insonni ed incubi, e soprattutto che, strada facendo, in un mare di tulle e seta, rischi di perdere di vista la ragione profonda della tua scelta di sposarti.
Dopo tanto vagare e meditare sulla solitudine, sentendomi a volte soffocare al pensiero della condizione di estrema solitudine dell'uomo, ho compreso all'improvviso una verita', la solitudine e' solo un'illusione.
L'uomo e' parte di un unico universo, una realta' unica connessa da fili invisibili e potenti, non esiste mediocrita' o inutilita' nell'universo, sono solo illusioni create dalla mente come le limitazioni che pensiamo di avere. A volte nella sofferenza dimentichiamo che non siamo soli, dimentichiamo di appartenere ad una verita' piu' grande.
Ora comprendo o forse riscopro che tutto e' giusto nel mio mondo, che sono parte di un ciclo continuo di nascita, vita, morte e rinasciata di cui non comprendo il significato, perche' sono solo un piccolo paragrafo nel grande racconto della vita. Questa mia piccolezza mi conforta, mi rinfranca la fede che il mio essere non sia finito nel tempo e nello spazio, cosi' ora non mi vedo piu' come una piccola barca persa in un oceano sconosciuto, ma piuttosto mi sento abbracciata da quell'oceano di cui sono parte ed in cui navigo placida.
Sto leggendo "You can Heal your life" di Louise Hay, e cerco di assorbire e non dimenticare il meraviglioso messaggio che il potere di essere felice, il potere di star bene e' in me indipendentemente da cio' che accade intorno a me, perche' il potere di scegliere i miei pensieri e' in me.

INIZIO
Si era seduta, dapprima incerta, ma piano piano si era lasciata andare, cadendo sempre di più nell’avvolgente abbraccio del velluto consumato e liso dalle intemperie. Lentamente si strofinava un po’ contro il tessuto, quasi come un gattino che si strofina contro la mano tesa del suo padrone, e come un gattino si era lasciata andare a suoni di tenero godimento. La forma sembrava adattarlesi contro, si espandeva per accoglierla per poi richiudersi intorno a lei, quasi a contenerla tutta, a proteggerla e carezzarla.
L’aveva notata un giorno, e da quel giorno ne era rimasta affascinata.
Prima era solo un po’ intrigata dalla sua presenza, aliena nel mezzo di quel luogo isolato e strano, a metà tra spiaggia e prato un po‘ paludoso, l’aveva osservata circondata dal mare quando la marea si alzava per essere poi lasciata completamente isolata, quando la marea si ritirava.

Ne aveva sentito il richiamo sottile e silenzioso, ma sempre più pressante, e come un’animale che viene addomesticato le si era avvicinata un po’ titubante e sospettosa. L’aveva odorata, guardata intensamente, quasi a cercar di snidare i piccoli mostri che potevano aver trovato rifugio presso di lei, nelle sue pieghe del velluto, ma alla fine si era lasciata incantare, si era lasciata persuadere a lasciarsi andare. Si rendeva conto di apparir folle ai passanti li, seduta su una poltrona in mezzo al mare, ma lei si sentiva come arrivata a casa, come se quel suo vagare per il mondo, fosse destinato a finire qui, seduta su questa poltrona.
Ed ora era qui, annidata su quella poltrona strana, nel mezzo di una spiaggia isolata, e come vecchie amiche si preparavano a guardare il sole che tramontava, guardare la vita che scorreva con mille storie da libri diversi, a godere della pace di quella solitudine strana, pacifica, condivisa.
Forse il segreto e' crearsi spazi di paradiso privati nel mare di ore dedicate a cio' che non ci soddisfa, in compagnia di persone che non ci piacciono, per vivere felici e' solo necessario riempire le poche ore a nostra disposizione con cio' che ci fa star bene, passarle con chi ci ama, sara' la minoranza del nostro tempo, ma sara' il tempo che ci dara' la forza e la capacita' di non perdere la nostra solarita'.
Espandere il nostro mondo interiore come rifugio da cio' che ci disturba del mondo circostante.
Ricordare che i piccoli fallimenti quotidiani possono essere spunto di riflessione, ma non di annichilimento o annientamento. Piccole esperienze da cui raccogliere gli insegnamenti possibili e lasciar andare il resto, come un bagaglio che potrebbe solo appesantirci nel cammino verso l'armonia.
C’era un tempo in cui avevo fede, avevo certezze su cosa fosse giusto e sbagliato ed anche se alcune teorie mi sembravano a volte un po’ strette per comprendere la realtà, le accettavo e le difendevo con passione. Anche nella depressione quella fede, mi confortava, mi concedeva la tregua di sapere che i fallimenti non sarebbero stati definitivi, che al di là di questa vita c’era qualcosa di più grandioso ed assoluto, mi concedeva la tranquillità che solo una responsabilità ed una libertà limitata da principi chiari e stretti può dare, forse non conoscevo la vera gioia, ma non conoscevo neanche la disperazione o lo smarrimento di chi certezze non ha.
Poi un giorno, o forse è stato un processo latente e lento, quella fede è sparita, risucchiata dalla voglia di provare a guardare oltre quei limiti che mi erano stati tramandati, oltre quelle credenze che erano diventate mie per caso, il caso di essere nata all’interno della mia famiglia della mia cultura.
Aprendo gli occhi, un giorno, mi sembrò di capire che il mondo come lo avevo visto non era che uno dei milioni di mondi possibili, che ciò che io ero, che potevo diventare non era predeterminato o limitato se non da me stessa dalle mie scelte o non scelte, durante questo percorso avevo perso la mia fede, ma avevo conquistato una libertà assoluta e con essa anche uno smarrimento totale, perché lasciando dietro di me un porto sicuro in cui ero cresciuta la corrente mi aveva trasportato in mezzo ad un mare sconosciuto immenso e senza punti di riferimento.
In quel momento, ero come una pagina bianca, in cui tutte le lettere potevano esistere, combinarsi a creare storie completamente diverse. In quel momento mi resi conto che gli unici limiti che la nostra mente conosce sono quelli che noi gli diamo, e che se essi limitano il nostro raggio di azione, in cambio ci danno sicurezza. Progressivamente mi allontanavo da tante idee che pensavo fossero prolungamenti naturali dei valori fondamentali che mi costituivano, ma che invece sempre più si rivelavano come ipocrisie, manipolazioni di istituzioni che si erano appropriate di questi valori umani e li avevano poi stravolti per controllare le persone come me e per giudicare ed emarginare quelle diverse.
Ero confusa è pensavo che la fede fosse il problema, che la responsabilità di mie infelicità, mie incapacità di vivere liberamente, trasparentemente fossero il risultato logico di quella fede, che il conflitto che mi era stato insegnato tra anima e corpo fosse quasi necessario, che ignorare la fisicità del mio essere fosse giusto senza considerare l’infelicità che una situazione disarmonica causa.
Nella ricerca di un rapporto con me stessa, con i miei desideri ho perso la fede, il legame con me stessa è forse più chiaro, ma ancora intermittente, ci sono ancora tante zone d’ombra che non riesco a raggiungere, emozioni che non so lasciare andare libere, ma oggi mi rendo conto che la responsabilità non era dlella fede, ma di coloro che l’avevano usurpata per poterla usare contro di me e contro tutti quelli come me.
Oggi mi rendo conto di credere ancora in un Dio d’Amore, un padre generoso e clemente, ad una vita oltre questa, ma non credo a tutte le esternazioni di chi ne ha usurpato l’idea per controllare, giudicare, manipolare e giustiziare.
Per tanto tempo ho preso posizioni assolute, ma la vita non è assoluta, non può essere compartimentata, predefinita.
La vita è la ricerca del nostro equilibrio, di un’armonia con noi stessi e con il mondo intorno: armonia è comprensione ed amore, non semplice accettazione, della diversità che ci circonda.
A volte dei film senza che ce lo aspettiamo ci aprono gli occhi su verità terribili che forse avremmo preferito continuare ad ignorare, difficili da accettare e che ci costringono a ripensare alle nostre piccole fedi.
http://www.slumdogmillionairemovie.co.uk/
Seduta ad un angolo di strada, in mano un bicchiere di carta da caffè rovinato, vuoto alzato a chiedere elemosina, i capelli una massa scura ingarbugliata dalla sporcizia, un viso bianco nascosto sotto la durezza di una vita all'estremo, e sotto la testa china due occhi di vetro, giovani e tristi, che sorridono davanti all'offerta misera di un panino. Quanta umanità sofferente vediamo intorno a noi, quante storie di cui ignoriamo le tragiche svolte che hanno portato una ragazzina che dovrebbe essere come tante altre in divisa da scuola, a vivere di niente, in attesa di una carità insufficiente e dolorosa? Una carità fatta con noncuranza e disinteresse, per placare i sensi di colpa di aver avuto la fortuna di non esser Lei, di non dover elemosinare per il prossimo pasto. Una carità, che a volte manipolata dalla malvagità senza scrupoli di sfruttatori, può far più male che bene a quelle mani tese, violentate da una vita senza tregua. E guardando quegli occhi, allugando un misero panino, il disagio aumenta, il disagio di una vita agiata e tranquilla in un mondo che è continuamente ferito a morte dall'indifferenza, dalla malvagità e dall'avidità.
La carità indifferente ed indiscrimanta aumenta il male: bambini vengono mutilati, sfruttati e mantenuti in condizione di miseria per essere sbandierati davanti a persone come noi, che per far tacere il nostro senso di colpa davanti a tanta miseria, diamo più liberamente, inconsapevoli di alimentare con la nostra carità malriposta grandi abusi. Dobbiamo continuare a donare, ma con congizione, sapendo chi stiamo aiutando, che quello che stiamo dando non è utlizzato per alimentare l'ingordigia dei soliti "mostri".
In uno stato di emergenza, ci riscopriamo tutti più vicini. La tragedia della porta accanto, che ci scuote, ma non ci ferisce in pirma persona sembra farci protagonisti, tutti pronti a partire subito, a donare subito... ma spesso accade che le luci dei riflettori che solo una tragedia immensa e dolorosa sa attirare, creino un'attenzione quasi malata, una fame di partecipazione ossessiva, di presenza immediata che però non crea radici sincere e profonde che resistano al passare del tempo allo scemare dell'attenzione che, in un mondo in cui le notizie di tragedie e di scandali si susseguono con velocità spasomidca, diventa frivola e volatile, ed allora accade che nel gioro di poche settimane o mesi ci si dimentichi anche se il bisogno sarà ancora immenso. Questa corsa alle donazioni ora, ad una pioggia di soldi che in un paese con troppi traffichini disonesti ed imbroglioni, diventa un paese dei balocchi, un invito all'arrembaggio, e la paura grande e che non ci ci sarà nessuno a controllare che chi ha bisogno, riceva veramente, perchè è questo un problema importante ora, che l'acqua arrivi agli assetati e che non si disperda in macchine burocratiche immense ed affamate.
Allora proprio in questo momento di emergenza chi è al di fuori, deve mantenere la calma, non rinunciare, ma saper scegliere, dove mandare gli aiuti, ricordare che anche domani e dopo domani forse ancor più di oggi ci sarà bisogno di aiuto, e soprattutto non fidarsi di chi detenendo il potere oggi e ieri è complice dei disastri di oggi, e scegliere organizzazioni indipendenti che siano sul luogo, è nostra responsabiltià non solo donare, ma donare con intelligenza perchè ciò che mettiamo a disposizione non venga usato per continuare ad arricchire "bestie assetate di denaro" che usano ed hanno usato le persone come carne da macello, ma per chi veramente oggi dorme senza un tetto sulla testa. Perchè i fondi che sono deviati, conitnueranno ad alimentare questi governi centrali e locali irresponsabili e colpevoli.
Non è vero che tutti siamo colpevoli, non sono colpevoli gli studenti della casa dello studente di L'Aquila, non sono responsabili i privati cittadini che onestamente fanno il loro lavoro, pagano le tasse e rispettano la legge. I responsabili sono coloro che sapevano ed hanno taciuto, sono coloro che hanno continuato a finanziare società criminali che nonostante i dubbi sulla loro legalità conseguenti a molteplici investigazioni, hanno continuato e continuano a non solo costruire imperterrite ma a costruire opere pubbliche instabili ed inagibili. Tutti queste persone, domani dovrebbero essere sul banco degli imputanti colpevoli dell'omicidio di quelle persone che hanno perso la vita sotto le macerie di edifici fatti di sabbia.
La tristezza più grande è che nessuno di loro prova colpa, nessuno di loro prova imbarazzo davanti al dolore della morte che loro scelte indirettamente hanno provocato. Anzi tutti ben vestiti si sono seduti ai loro funerali con un'espressione di sofferenza falsa e disgustosa. Dalla mafia non ci si può aspettare questo tipo di sentimenti, ma dalle persone in apparenza "perbene" si, almeno un po' di vergogna perchè la loro ricchezza di oggi è sporca del sangue di chi è morto per colpa della loro irresponsabilità, del loro disinteresse di guardare alle ramificazioni di scelte politiche guidate solo dal profitto o dal potere personale.
E' vero siamo un popolo passionale, ci emozionamo davanti alle tragedie, ma non lasciamo che ci manipolino, non lasciamo che si nascondano ancora una volta dietro la scusa dell'emergenza per non rispondere, per distrarci, chiediamo e continuamo a chiedere chiarezza, non stanchiamoci mai di pretendere risposte, anche se sono decenni che ci raccontano bugie, è una vita intera, forse anche più, non possiamo cedere ne ora ne mai alla frustrazione di fronte all'impotenza che proviamo di fronte alla mancanza di cambiamento, alla mancanza di moralità all'interno delle nostre istituzioni, alla manipolazione delle informazione e della realta che ci viene presntata continuamente, continuiamo ad esser critici, ma mai sconfitti, perchè nella nostra sconfitta è la loro vittoria, nella nostra resa la loro ricchezza continuerà a crescere al costo di vite umane.
Vorremmo che nella vita le situazioni, le persone, noi stessi fossero bianchi o neri, che esistesse una distinzione chiara tra ciò che è giusto o sbagliato, poter pensare che noi sappiamo esser nel giusto sempre, almeno con noi stessi. Ma è un desiderio folle nella sua impossibilità.
Vorremmo poter sempre credere che chi, in qualche momento della nostra vita, abbiamo deciso non esser giusto o non piacerci, per ragioni chiare o anche istintive, sia completamente cattivo, incapace di azioni e pensieri gentili, e cerchiamo di leggere tutte le situazioni, gli avvenimenti intorno, che potrebbero rappresentarci una verità diversa, nel modo che ci permette di trovar conferma delle nostre decisioni, dei nostri giudizi, a volte ingannando noi stessi, a volte manipolando la realtà per renderla più congeniale alle nostre aspettative.
Ma la verità non è semplice, non ha una sola faccia o due soli colori, è fatta di una moltitudine di sfaccettature, che permettono variazioni talmente infinitesimali di colore da essere quasi irriconoscibili, ma che viste insieme mostrano un processo continuo di cambiamento di colore dal nero al bianco, passando tra tutti i colori possibili. Così sono le persone, ed anche se vorremmo poterle etichettare ognuna con una definizione come fanno i segni zodiacali, non è possibile, perchè chi amiamo, ci deluderà un po' a volte, e chi invece non desideriamo come amico potrà essere in momenti strani ed imprevisti una spalla a cui appoggiarsi, dovremo imparare ad accettare queste verità senza provare vergogna per le nostre debolezze e per ciò che potrà apparire incoerenza.
Forse la coerenza assoluta non è possibile, perchè si tramuta in situazioni estreme in intransigenza, incomprensione.
La vita è troppo complessa per poter seguire acriticamente regole dettagliate ed inderogabili. E' un processo di conoscenza continua, di aggiustamento, di errori e correzioni continui.
Il cerchio del dolore sembra non aver principio, le orgini perdute nell'ossessivo ripetersi di attacchi concentrici, tutti ormai troppo ostinati per soprassedere, perdonare o anche comprendere, tutti troppo occupati ad attaccarsi a chiudersi nel proprio dolore, nella propria rabbia arrogante e prepotente, non ci sono pause in questo girare continuo su se stesso, in questa circolo infinito di recriminazioni, urla ed intransigenza. Nell'egosimo del loro dolore personale, gli attacchi sono vigliacchi ed odiosi, portano ad altri ciò che dovrebbero condividere con i loro cari, a cui vogliono solo procurar più dolore, più mortificazione. L'affetto si tramuta nella cattiveria più disumana, l'amore passato, l'amore per chi non c'è più e li univa, diventa la scusa per il tradimento di un affetto naturale dovuto dal legame del sangue. In questo circolo, gli estranei si intrufolano per rubar via ciò che spetta ad altri, per attrarre l'affetto e l'attenzione di chi troppo innocente ed indifeso non ha modo di capire e di conoscere, e diventa strumento per utleriore dolore e sottrazione. In questo circolo, nella confusione di chi è parte del voritce, gli avvoltoi volano bassi alla ricerca di carcasse da rossicchiare, si appropriano delle memorie che spettano ad altri, si appropriano dell'affetto altrui, lasciando le vittime del cerchio ancora una volta orfane, in una perdita ripetuta continuamente.
Vedi il cerchio, vedi la distruzione che sta causando, vedi che l'intransigenza e l'egoismo lo stanno alimentando verso una forse inesorabile distruzione; ed intorno ad esso vedi la cupidigia altrui che aggrava le posizioni, per avvantaggiarsene, per risplendere ancor di più dei propri successi di fronte al fallimento dei sentimenti buoni che il cerchio sta annientando. Intorno gli avvoltoi si vestono d'oro e di apparenti buone intenzioni, sotto cui nascondere la loro reale oscurità, e con il loro falso appoggio cercano di alimentare il cerchio perchè la distruzione sia completa, per poter prendere tutto ciò che resterà.
A volte piccole disattenzioni da parte di chi ci e' amico ci feriscono piu' di una scorrettezza importante di chi ci e' nemico o sconosciuto, sono disattenzioni che ci lasciano sempre con il dubbio sull'opportunita' di lasciar andare e dimenticare oppure di parlare per chiarire e correre cosi' il rischio di far diventare una valanga una piccola frana.
Alla fine quasi sempre scelgo il silenzio. Ma il pensiero di quello che vivo come un tradimento rimane come un tarlo nella mente, un piccolo nodo allo stomaco che non si scioglie, ed anche se so che dovrei dimenticare ed essere piu' comprensiva, fallisco miseramente e mi allontano inesorabilmente.
Caro Onorevole,
Le scrivo perché nonostante tutti mi dicano continuamente che nulla cambia, che non c’e’ speranza, che la vera democrazia, il vero rispetto dei diritti e dell’umanità in senso globale sono utopie, io non voglio cedere a questo comodo credo, che ci deresponsabilizza delle nostre scelte e che ci lascia accettare compromessi inaccettabili, vie illegali ed illegittime che non dovremmo mai neanche considerare.
Le scrivo perché voglio domandarle di riflettere sulla ragione originaria per cui la sua carica e’ stata pensata e creata, e di fare un esame di coscienza per verificare se stia veramente assolvendo il compito per cui e’ stato votato e per cui viene lautamente pagato. La sua doveva essere un’attività al servizio della comunità, doveva rappresentare il popolo, i suoi interessi collettivi, proteggerlo e curarlo, ma sembra che non solo il suo ruolo ha perso completamente il suo senso originario ma che ormai nessuno sembra più crederci o indignarsi di fronte agli abusi di potere a cui assistiamo ogni giorno da parte della sua classe.
Le scrivo perché voglio ancora credere che nelle nostre istituzioni ci siano persone che abbiano ancora conservato un’idea di cosa sia eticamente corretto, concetto molto più importante e molto più restrittivo di legalmente permesso, perché la legge a volte permette ed accetta idee e progetti eticamente inaccettabili, che violano l’essenza profonda della comunità di cui facciamo parte.
Le scrivo perché in questo clima di incertezze, in cui il mondo, non solo gli italiani stanno affrontano un momento difficile, le voglio chiedere di fare un gesto significativo, di riavvicinarsi all’italiano medio, riducendo il suo il salario al livello del salario di un italiano medio, di rinunciare ad una pensione che non si e’ guadagnata con decenni di contributi, di rinunciare a tutti quei benefici che stanno dissanguando i nostri bilanci, di pagare per il suo pranzo lo stesso prezzo che un impiegato paga ogni giorno al bar vicino al lavoro, di smettere di confondere i propri interessi con quelli della comunità che la eletta e di dare come si e’ impegnato a fare assumendo il suo incarico priorità agli interessi della comunità. Perché se si fermasse a pensare alle difficoltà che tutti gli italiani medi e poveri affrontano giornalmente per pagare le tasse che le permettono di vivere in un mondo sempre più alieno dalle persone che rappresenta, dovrebbe provare vergogna, dovrebbe riconoscere che e’ diventato niente di più di un ladro e truffatore legalizzato.
Le scrivo perché mi sento sempre più arrabbiata verso la sua classe e la classe dirigente in genere, che può permettersi di vivere nel suo mondo alieno di lussi e ricchezze immeritati a spese del resto del mondo affamato, indebolito e sempre più arrabbiato. Perché, finché tutti più o meno riuscivamo a sopravvivere, chiudevamo un occhio sulle usurpazioni ed abusi giornalieri, ora che la sopravvivenza e’ diventata una lotta per una massa sempre più folta di persone, ho paura che la rabbia e l’ignoranza possano prendere il sopravvento ed allora chissà dove quest’onda di miseria arriverà mai.
Le scrivo perché ho ancora voglia di arrabbiarmi invece di cedere alla depressione generale ed accettare questa disumanizzazione e delegittimizzazione della politica.
Le scrivo perché ho ancora un cuore per indignarmi di fronte alle ingiustizie sociali, alle discriminazioni ed agli abusi. Le scrivo perché voglio credere che la persona che inizierà il cambiamento sia lei e che veramente c’e’ speranza che un giorno guardandoci allo specchio possiamo rispettare e riconoscere l’immagine di noi stessi che guardiamo.
Curvo a sinistra, ogni mattina, per lasciarmi dietro il complesso di appartamenti dove vivo, e così, all'improvviso, davanti ai miei occhi si presenta sempre un'immagine di pace e serenità: il mare in lontananza rosato, come il cielo, colorato da un sole non ancora alto, qualche nuvola a creare un'impressione di immobilità, una nave che sembra dipinta su un quadro, ne vedo solo la parte posteriore diretta verso l'orizzonte, la strada che sembra tuffarsi nel mare e delimitata ai lati da una striscia di verde e poi ancora dal grigio azzurro della riva abbadonata dal mare che si è ritirato con la marea... in quei pochi secondi che impiego ad arrivare al semaforo prima di girare a destra per dirigermi verso il centro città, mi sembra che l'energia positiva dell'universo sia tutta riassunta in quest'immagine, nella sua ordinarietà e semplicità, nella sua falsa immobilità, in quei brevi istanti sento l'anima sorridere, per breve tempo ogni mattina mi sento in pace con il mondo, con me stessa, è un dono che ricevo ogni giorno, la cui sensazione scema lentamente soffocata da una quotidianità fatta di impegni che mi lasciano insoddisfatta e dubbiosa sul tempo che mi sfugge in impegni, lotte e disagi senza un senso profondo reale. Vorrei riuscire a fermare quell'immagine nella mente, per poterne prolungare le sensazioni per tutta la giornata, fermarla in una fotografia da portare con me.
C'era una volta l'esame di coscienza, non era niente di piu' se non un momento dedicato a guardarsi dentro, a vedere con onesta' come ci si era comportati, come si stava diventanto per poter eventualmente chiedere perdono dei propri peccattucci. Era una pratica usuale prima di avvicinarmi alla confessione, essendomi allontanata dalla chiesa, non credendo piu' in questo sacramento come in altri, non solo ho smesso di chiedere perdono dei mie peccati, ma ho anche smesso di guardarmi dentro in maniera sistematica cosi' da evitare di ritrovarmi come adesso, in una me completamente diversa da come mi vorrei. Non ho smesso di essere dura con me stessa, anzi, ho solo cercato di evitare di guardare alle meschinita' che mi avvelenavano la mente, proprio perche' non so concedermi una facile assoluzione. Cosi' per tanto tempo ho continuato a lasciare andare, ad accettare che la frustrazione, le delusioni subite mi trasformassero in una persona meno aperta agli altri, meno desiderosa di aiutare, quasi che perche' certe cose erano state difficili per me non vedevo perche' avrei dovuto renderle piu' facili agli altri, quasi che i torti subiti giustificassero l'aridita' e la chiusura verso il mio vicino piu' stretto.
Per questo so che devo cambiare, che e' ora di chiudere con certe situazioni professionali che non si sono rivelate soddisfacenti. Ma guardandomi intorno ancora non vedo la via d'uscita. Se sapessi fregarmene, come dice chi mi sta intorno, sarebbe meglio, ma non riesco ed allora non so che scelta mi rimanga, perche' ho provato a non farmi influenzare dall'ambiente meschino che ho intorno ma non ci sono riuscita, vorrei poter dire di avere la capacita' di scindere, l'io personale dall'io professionale, ma alla fine sono giunta alla conclusione che questa scissione non solo non la so praticare, ma non la voglio praticare, perche' quando nonostante le parole di apprezzamento, promuovono il nuovo arrivato prima di te, perche' quando nonostante i sacrfici ed il lavoro ben fatto, continuano a dimenticarsi che esisti, perche' quando ti mandano a casa perche' devono tagliare i costi, beh e' la tua vita che stanno fottendo, e mi scuso per la rudezza della parola, ma allora e' un fatto personale. E non l'accetto piu' la storia che sono io a prenderla in maniera personale e' solo business.... Per cui signori guardo quella porta che e' ancora aperta e penso che questa volta dopo tanta gentilezza, la chiudero' con decisione davanti ai loro nasi, forse non oggi, forse non domani, ma sicuramente presto. Perche' non voglio piu' essere parte di questa storia fatta di suprusi, di sopravvivenza a spese dell'altro, di sospiri di sollievo quando scopri che non e' ancora il tuo turno e nel frattempo il tuo lavoro continua a far viaggiare i signori in alto in aerei privati ed andare a cene chic tutte spesate dalla societa'.
La parola fine a questa disavventura... spero arrivi presto.
Oggi, pensavo e se facessi qualche dimostrazione non violenta di fronte al parlamento? E se in tanti ci sedessimo per giorni a fare lo sciopero della fame davanti a casa loro, secondo voi qualche possibilita' che i nostri politici scendano dal pianeta in cui vivono fatto di privilegi e piatti di pasta ad 1euro e 50 e riprendono un po' il contatto con la realta' che li vota, li mantiene e li fa mangiare?
Siamo una popolazione silenziosa e pacifica, casino lo facciamo solo allo stadio o in macchina, forse troppo tollerante.
In un mondo che funzionasse, eticamente corretto, i Parlamentari con tutti i soldi che guadagnano dovrebbero pagare molto di piu' dei poveri mortali che lavorano come impiegati e magari il piatto di pasta economico dovrebbe essere offerto ai senzatetto della citta', ma il mondo non funziona, perche' chi lo regola vive in un mondo tutto suo e solo un terremoto vero potra' farlo tornare con i piedi per terra.
Magari si potrebbe organizzare, un bel sit-in davanti al parlamento, davanti ai loro appartamenti... creare un disturbo costante e pacfico.
Questa e' la follia dell'ora di pranzo, davanti ad un panino sfigato che costa quasi 5 euro ed un caffe' lungo a 2 e 50... ops il mio caffè costa piu' del piatto di pasta di Berlusconi & Co.
E' difficile ricordare cio' che e' importante, quando ci perdiamo, quando l'oscurita' ci riavvogle.
Difficile se non impossibile da comprendere per chi non ha mai provato questi abissi di paura e dubbi, quando a farci paura e l'estendersi infinito davanti a noi di momenti da vivere, quando il pensiero di una fine vicina sembrerebbe un sollievo. Il momento passera', immagino, anzi lo so, ma ora sono in questo luogo che odio ed anche se cerco di far passare i momenti per essere oltre, niente da vero sollievo. Posso solo aspettare.
A volte mi sembra di esser trasparente. O forse e' il mio viso che e' troppo comune e non rimane particolarmente impresso, o forse e' solo che lavoro in un ambiente in cui soltanto chi conta e' ricordato e come donna e non in posizione di rilievo sono completamente trascurabile ed anonima.
Non mi aspetto che si ricordino il mio nome, quello sarebbe troppo, ma almeno la faccia?
Qualunque sia il motivo, e' tremendamente fastidioso ed imbarazzante, perche' non sai mai se devi salutare a meno, corri sempre il rischio di rimanere con il tuo ciao tra i denti, perche' quelli a cui l'hai rivolto non solo non si ricordano di te, ma non si degnano neanche di far finta di riconoscerti per non farti sentire in imbarazzo con il tuo ciao che rimane sospeso nell'aria.
Ci sono persone in questo luogo che mi sono state presentate almeno due, se non tre volte ed ogni volta mi tocca far finta che sia la prima volta, dato che loro non sembrano ricordarsi. Se non fossero irritanti sarebbero comici. Fanno venir voglia di urlare, di prendere i bagagli ed andar a lavorare in un pub piuttosto che dover condividere ascensori con tutti questi personaggi convinti di esser superiori alle buone manerie. Peccato che come sempre loro saranno i sopravvissuti a questa crisi, ma forse anche io saro' una sopravvissuta, forse questa crisi mi liberera' dal dover condividere l'aria con questa umanita' triste e vuota. Per ora e' ancora un sogno di liberta' che chissa' se presto potro' abbracciare, meglio piu' povera ma in compagnia di gente con cui condivido principi e umanita' che non dovermi scontrare ogni giorno con questi alieni.
A questo punto ho un'unica scelta, finche' non saro' libera da questo posto, posso almeno ignorarli anche io, dimenticarli e cosi' non ci saranno piu' imbarazzati ciao a perseguitarmi. E' un gioco che si puo' fare in due.
Troppo e' stato detto, da tutti, tanti, troppi punti di vista sono stati presentati, tante ore a parlare di chi non si conosce, giudicare situazioni lontane da noi. Tante parole sono state usate per soddisfare l'insano desiderio di disgrazia del pubblico, per entrare nella vita delle altre persone, cosi' invece di rispettare il dolore si e' diventati boia e spettatori, tutti contrari, tutti giudici, tutti che dicono di voler salvare qualcuno che non hanno mai conosciuto, di cui non sanno nulla se non quello letto sul giornale, tutti ad abusare per sete di sangue e pettegolezzo.
Avremmo dovuto rispettare la vita privata di chi gia' ha sofferto a lungo ed ancora soffrira', perche' le tragedie non finiscono con l'ultimo respiro, ma ti rimangono addosso, ti cambiano come vedi il passato, come vivi il presente ed il futuro.
Ed allora almeno ora facciamo silenzio.
Non abbiamo saputo farlo prima, non abbiamo saputo rispettare la malattia, il dolore altrui, facciamolo ora.
Perche' anche se non magari non funzionava come terapia, mi obbligava a...
ricordarmi ad avere un approccio positivo alla vita,
dedicare almeno un'ora a settimana a me per cercare di stare bene con me stessa e con il mondo,
mantenere il pensiero su obiettivi importanti per me e a rimettere in secondo piano i quotidiani problemi di lavoro, e a non lasciarmi sopraffare da essi.
Riprovo ancora una volta a ripartire, da sola senza aiuto, e provo a pensare positivo, certo aiuta
uscire con la luce, guardare verso il mare e vedere il cielo colorato di rosa, l'acqua calma, una barca all'orizzonte,
ascoltare canzoni che cantano che e' una splendida giornata,
aiuta ripetersi abbracciandosi al compango, che e' questo cio' che conta la sua vicinanza, il resto e' solo disturbo.
Non sono un'esperta di Finanza, forse non avrò davanti la "big picture" ma solo le piccole realtà, le piccole disfunzioni di tutti giorni, ma me sembra che, come accade spesso, il cuore del problema è e rimane l'avidità di alcuni uomini. Non accetto l'idea che l'uomo in quanto tale sia avido, abbiamo tante di dimostrazioni quotidiane del contrario.
E' l'avidità di massimizzare il rendimento che ci ha portato alla crisi di oggi, la creazione di strumenti finanziari destinati a produrre ricchezza dal nulla sul nulla.
E' l'avidità di chi governa le diverse società a fargi scelgiere di licenziare piuttosto che di correre il rischio di operare per un po' di tempo con profitti più bassi o di rinunciare ai loro benefit.
E' l'avidità di chi per vendere un servizio, invece di migliorare il servizio, di renderlo più idoeno ai bisgoni del cliente potenziale, organizza eventi dispendiosi e glampour per chi rappresenta il cliente finale per potervi partecipare con i suoi compagni di giochi senza spese, giustificando tutto dietro il velo di public relations, senza cura o interesse per le persone che gli stanno sedute accanto e che domani non avranno un lavoro.
E' l'avidità di chi partecipa ad un circolo esclusivo, senza etica, che non vuole rinunciare a nulla in una situazione in cui forse se riunciassimo tutti ad un po' potremmo uscire fuori dall'abisso prima.
Ed io non sopporto più di esser osservatrice di questa avidità sfrenata e volgare.
Forse, come mi accusano spesso, sono un po' naive, ma la finanza dovrebbe tornare a creare prodotti genuini, che investano su ricchezza potenziale reale, sulla possibilità di crescita non solo di società singole ma di interi paesi, e cercare di vendere i prodotti per le loro qualità, per la loro idoneità a soddisfare i bisogni dei clienti, lasciando da parte l'organizzazione di intrattenimenti per i clienti ed i regali costosi. Le partite di calcio e di rugbi, le cene di gala, le degustazioni di vini, insomma l'industria dell'intrattenimento dovrebbe tornare ad essere una realtà destinata ai privati, organizzata per i privati senza altro scopo che il divertimento, pagata dai singoli individui e non più dai bilanci delle società, e forse così anche i costi di questi avvenimenti tornerebbero ad essere accessibili anche ad altri, non più solo alle compagnie ricche.
Strano come dimentichiamo le cose importanti.
Strano come ci lasciamo distrarre facilmente, e ci lasciamo sopraffare da eventi superflui, tutto perche' dimentichiamo cio' che e' veramente importante.
Ogni mattina, prima di alzarci, prima di qualunque altra cosa dovremmo ricordare a noi stessi quali sono veramente le cose importanti per noi, perche' ci accomangnino lungo la giornata, lungo lo spesso monotono ripetersi delle stesse azioni prive di entusiasmo e di sensazionalita'.
Ogni sera, chiudendo gli occhi e cercando il riposo, dovremmo raccontarci quali sono le cose importani, perche' rimangano con noi durante la notte, alleggeriscano il carico delle paure e delle incertezze che l'incoscinenza del sonno lascia libere.
Durante il giorno, quando ci sentiamo sopraffare dalla frustrazione, dalla rabbia, dall'incertezza e dai dubbi, dovremmo elencarle.
La lista non e' lunga. Anzi. E' una lista brevissima, e' composta dall'amore che riempie la tua vita: per il tuo compagno, per i tuoi familiari, per i tuoi amici, per il vicino che conosci e per quello che non conosci, per chi e' lontano, per chi ti ha lasciato ma rimane nella memoria, per chi e' stato dimenticato o soffre senza colpa, per chi e' si sente solo. Il resto e' confusione.
Se lasciamo che siano le cose importanti a guidare la nostra vita, momento dopo momento, allora possiamo affrontare tutto quello che ci accadra', potremo dimenticare il senso di impotenza e di frustrazione che il cercare di controllare il resto ci fa sentire.
"..la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare cio' per cui è nato. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare e ricordare. Quando aspetti o ricordi,..., non sei né triste né felice... Non è triste la geste che aspetta, e nemmeno quella che ricorda, semplicemente è lontana" Questa Storia- A. Baricco.
Ma il resto è spesso tutta la vita che guardiamo indietro e quella che ci aspetta davanti, perchè a volte siamo troppo persi per sapere per cosa siamo nati, troppo fragili ed insicuri per scoprirlo.
Sarebbe un pensiero consolatorio, credere nel destino, in un disegno che si sviluppasse indipendentemente dai nostri sforzi, dai nostri fallimenti, alleggerirebbe il senso di responsabilità che spesso ci portiamo dietro come un bagaglio troppo pesante, annichilante.
Se credessimo in un destino, perderemmo la libertà di pensare di poter plasmare la nostra vita, di poterla cambiare, ci rinchiuderemmo in una prigione di strade precostituite, già percorse per noi, ma al contempo acquisiremmo la pace dell'innocenza, una mente libera dai sensi di colpa di errori che allora vedremmo come inevitabili, dal rimpianto di felicità che risulterebbero essere irraggiungibili chimere invece di esser sinomino di nostri fallimenti. Ci sedieremmo ad aspettare che qualcosa accada e se non accade, beh era destino, forse saremmo infelici, ma sereni che nulla poteva esser fatto: osservatori, da una panchina sicura del tempo che passa. E la vita?